Live Report: Afterhours
Teatro Filarmonico, Verona

23.02.2015

 

 

Incentrato sull'identità, il tour dei teatri degli Afterhours sta riscuotendo un enorme successo di pubblico come del resto succede a tutte le realizzazioni della formazione milanese.

Doc Magazine ha da poco intervistato Manuel Agnelli (qui l'intervista), dopo la fine della collaborazione tra il batterista storico Prette ed il resto della band e assistere alla serata al Teatro Filarmonico di Verona è stata anche un'occasione per verificare quanto questa nuova formazione sia in grado di dare continuità all'elevato livello artistico cui ci ha abituati nel corso degli anni.
Il solo contrasto tra la magnificenza barocca della location e la ruvidità del rock che andremo ad ascoltare vale da solo il prezzo del biglietto. L'aspettativa del pubblico è fortissima, la tensione positiva palpabile e i fan accorsi provengono da varie città.
Mentre la band sale sul palco, Agnelli ci arriva da dietro, già cantando.
Nella nuova formazione alla batteria c'è Fabio Rondanini, già Calibro 35 e Stefano Pilia dei Massimo Volume, mentre la collaborazione con Xabier Iriondo è già ripresa dal 2010: nomi che sono una garanzia.

Il programma è generosissimo, per una durata totale di due ore e mezza nella quale gli Afterhours alternano i loro grandi successi di sempre (con un pubblico estasiato dalla potenza 'rock and roll' e  'costretto' nelle poltroncine quando vorrebbero cantare a squarciagola sotto al palco) a quelli dell'ultimo album Padania altrettanto intensi, da letture di famosi brani letterari come Gli Indifferenti di Gramsci a meravigliose cover quali Place To Be di Nick Drake, Lilac Wine di James Shelton (e non di Jeff Buckley come molti immaginano) e Caroline Says (con il bassista Roberto Dell'Era alla voce) di Lou Reed.
Ma gli Afterhours son riusciti anche ad annullare la distanza tra palco e fila, scendendo tra il pubblico e suonando in acustico Non E' Per Sempre e lasciandoci cantare insieme a loro.

Serata magnifica, Afterhours magnifici.