Italiart 2015 - Digione
 

Intervista a Max Tozzi dei Cinemavolta e Veronica Marchi

 



 

Dal 6 al 31 marzo 2015 si è tenuta a Digione la nona edizione di Italiart, evento realizzato da artisti per artisti e basato su cultura e gastronomia italiane.

Questa edizione ha visto la partecipazione di ben due acts dalle fila dei soci Doc: Veronica Marchi e Cinemavolta.
Se per la formazione bresciana non è stata una novità partecipare a Italiart poiché essa ha già presenziato in ben cinque precedenti edizioni, Veronica Marchi aggiunge invece un ulteriore tassello alla sua ultradecennale esperienza.
Abbiamo fatto qualche domanda a Veronica e a Max Tozzi (voce e chitarra dei Cinemavolta).


D ? Come nasce questa liaison con la Francia?

Max ? Tutto iniziò nel 2008 grazie al Centre Culturel Italien di Parigi che ci invitò a suonare per la Festa della Musica che si tiene ogni anno nella capitale francese. Fu un'esperienza incredibile che ci mise in contatto con un mondo musicale vivissimo.
In quel periodo conoscemmo quasi per caso Vincenzo Cirillo, un artista italiano trasferitosi a Dijon ormai da anni, e cominciammo a frequentare il Festival di Arti Italiane da lui organizzato nel capoluogo della Borgogna.
Grazie a Vincenzo iniziammo poi a spostarci anche in altre zone della Francia e a farci conoscere da un pubblico più vasto.

V - Nasce proprio grazie ai Cinemavolta, sono stati loro a segnalare il mio nome al mitico organizzatore di Italiart Vincenzo Cirillo che a sua volta ha sentito la mia musica e mi ha voluta in questa edizione del Festival. Sono a loro molto grata


D ? Come è stata la prima volta per Veronica ed il ritorno per i Cinemavolta?

M ? Questa è stata la nostra quinta partecipazione al festival, ma abbiamo sempre a che fare con emozioni diverse. Negli anni abbiamo suonato in contesti vari e stimolanti, dai grandi teatri alle librerie, dai locali più canonici ai mercati coperti e ogni volta la partecipazione del pubblico ci ha stupiti.
Quella di quest'anno è stata un'edizione incredibile: la sintonia con chi ci è venuto ad ascoltare è stata perfetta, sia nei momenti più 'leggeri' che in quelli in cui veniva richiesta una maggiore attenzione al pubblico.

V - E? stata intensa, 6 live in 4 giorni, situazioni nuove e pubblico diverso dal solito.
I francesi sono sottili, particolari. Ho trovato sempre un grande senso di rispetto per la mia musica, specialmente per la lingua italiana e molta curiosità.


D ? La Francia vanta nella sua tradizione musicale le figure degli chànsonnier. Negli ultimi anni invece, la forte presenza di immigrati nelle banlieu ha completamente influenzato la musica pop arricchendola di contaminazioni che hanno fortemente impattato sull'hip-hop più 'barricadero' prima e su tutta la club-culture poi, vedi il fenomeno del French Touch. Ritenete che la scelta dei vostri nomi per Digione possa essere stata in qualche modo condizionata da questi presupposti o la cosa è accidentale?

M ? E' probabile che le nostre prime performance in territorio transalpino fossero una scommessa di chi organizzava gli eventi, ma successivamente si è manifestata una sorta di ?affinità elettiva? con il pubblico francese.
Esistono molte realtà musicali transalpine che sentiamo in perfetta sintonia con la nostra musica ? fatta di funk, di jazz e di canzone d'autore - e credo che il pubblico lo senta.

V - Penso che in Francia come in molti paesi europei ci sia una capacità di ascolto e una particolare attenzione alla cultura musicale. Come cantautrice mi sono sentita apprezzata e riconosciuta nel mio ruolo quindi credo che la tradizione francese sia ancora ben solida negli animi di chi la vive.


D ? Come viene percepita la musica italiana dai cugini d'oltralpe?

M - Il pubblico francese conosce molta più musica italiana di quanto il pubblico italiano ne conosca di quella francese. E' colto, preparato, rispettoso, curioso e aperto a ciò che ascolta per la prima volta.
A parte le nostre affinità a tanta musica pop francese, credo che molta dell'attenzione nei confronti delle nostre canzoni venga anche dalla conoscenza che il pubblico francese ha di cantautori come Paolo Conte o Gianmaria Testa. Alle orecchie di questo pubblico la lingua italiana suona familiare e interessante. Proprio per questo stiamo portando avanti un progetto - che tra l'altro coinvolgerà anche Veronica, oltre a qualche altro musicista che stimiamo ? sulla canzone italiana di qualità e se tutto andrà bene diventerà uno spettacolo che vorremmo portare in molte città francesi.

V - Non mi sono mai sentita un 'pesce fuor d?acqua', interi live di un?ora senza dire una parola, senza il bisogno di spiegare i testi delle canzoni ma avendo però la sensazione di essere perfettamente capita. Diciamo una 'comprensione sensibile'.


D ? Avete trovato differenze sostanziali nella risposta del pubblico e dei locali rispetto alla scena italiana?

M ? Ci è capitato spesso di girare con le custodie degli strumenti spostandoci dalla venue di un concerto ad un'altra ed è incredibile constatare ogni volta il rispetto che la gente comune in Francia nutre per i musicisti. Di solito alla frase ?Ah, vous êtes musiciens? segue sempre un sorriso di approvazione. Credo che la differenza sia tutta qui.
Suonare in Francia ti consente di far ballare il pubblico ininterrottamente per un'ora e poi chiedergli assoluto silenzio per un brano che arrivi a toccare corde più profonde. Improvvisamente tutti rispettano questo tuo invito e alla fine si spellano le mani per l'emozione.
Ho parecchie ipotesi sul perché il pubblico italiano non sia a questi livelli di rispetto e di attenzione, ma la cosa ci porterebbe un po' fuori tema.

V - Sì, come negarlo. Non demonizzo il pubblico italiano, però qui siamo molto più distratti e superficiali; anche in Francia succede ovviamente, ma nella media dei live fatti ho trovato più rispetto per il momento del concerto.


D ? Ci raccontate qualche aneddoto di questa bella avventura?

M - Ricordo con molta tenerezza il giorno in cui, prima di un concerto a Semur-en-Auxois, ci rintanammo in macchina, sparendo dal locale subito dopo il soundcheck, per sentir passare su Virgin Radio France una nostra canzone o quella volta che fummo contattati per suonare ad un matrimonio a Beaune.
Convinti fosse una festa italiana, arrangiammo un po' di canzoni tradizionali da aggiungere al nostro repertorio originale. Solo una volta arrivati, dopo un viaggio di seicento chilometri, scoprimmo che il matrimonio era tra africani a cui interessava molto poco la nostra versione swing di ?Nel blu dipinto di blu?. Ma ricordo anche le figuracce dovute ad un uso un po' improvvisato della lingua francese durante le introduzioni dei brani. Una volta, in un concerto a Parigi, mi lanciai nella presentazione del fornitissimo merchandise dei Cinemavolta, indugiando per lungo tempo sulle nostre ?speciali spillette?.
Solo alla fine scoprii di aver parlato per ben cinque minuti delle nostre speciali parti anatomiche maschili.

V - Durante uno dei concerti mi è scappato qualche ?Thank you? e si sa che i francesi son molto patriottici. All?ennesimo ?Thank you? una signora si gira verso di me e con tono alquanto stizzito mi dice ?..merci beaucoup!!?. Mi sarei scavata la fossa volentieri.